A SCOTTISH POV: creare videogames all’estero!

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Mi chiamo Andrea, sono calabrese e vivo a Dundee, UK. Giá, non proprio vicino alla mia cara Italia. Strano? Non proprio. Se avete 10 minuti, vi racconto la mia esperienza.

 Ho 23 anni e, da quando ne avevo circa 6, sono appassionato di videogiochi. Non è la classica passione da una giocata e via, ma qualcosa di più. Ricordo mio fratello giocare al Sega Master System come se fosse ieri: qualcosa sullo schermo si muoveva, ma non erano attori, né disegni! Era qualcos’altro, qualcosa con cui si poteva interagire. Da quel momento in poi, ricordo che la mia curiositá cresceva esponenzialmente. Comprai numerose console e cercai di approfondire l’argomento. E con Final Fantasy VIII capii addirittura cosa volevo fare da grande: lo sviluppatore di videogiochi. Ovviamente quella è l’etá dove la gente ti chiede cosa vuoi fare da grande, quindi nessuno ti prende mai sul serio. Ma io lo ero. Ero così preso che mi sono avvicinato all’informatica e alla scienza in generale. Un modo un po’ insolito, ma efficace. È così che frequentai il Liceo Scientifico, seguito dal Corso di Laurea in Informatica presso l’Università della Calabria. Non ringrazierò mai abbastanza i videogiochi per avermi introdotto all’informatica, settore che mi ha coinvolto e ammaliato sin dalle prime lezioni al liceo.

 

Ma ora veniamo al dunque: se è stato tutto rose e fiori, perché sto qui e non nella mia amata Cosenza? Purtroppo, per cercare di realizzare i miei sogni da sviluppatore, Cosenza non è la cittá ideale. Il sud non è ideale. Forse l’Italia non lo è. Le prospettive lavorative in Italia, per questo settore, non sono delle migliori. Ma tutto nasce dalla concezione che si ha verso questa tipologia di lavoro. Nel sud Italia, avere a che fare con i videogames significa venire associati a dei bambini. Non che ci sia qualcosa di male, i bambini sono fantastici. Ma per la gente comune, uno sviluppatore di videogiochi, o un giocatore, è semplicemente la classica persona che soffre della sindrome di peter pan. Perché? Non lo so! Fortunatamente le cose in Italia stanno cambiando, grazie a Ubisoft Italia e ad Università, come quella di Milano e quella di Verona, che offrono corsi di qualità nel settore del game development. Ci sono anche tanti sviluppatori indipendenti che rimangono in Italia sfidando la sorte, fondando le loro compagnie e provando a vivere di questa passione. Ma diciamoci la verità: sviluppare videogames in Italia è difficile.

 

E in Europa? Totalmente un altro discorso. Dopo essermi laureato in Informatica, ho deciso di rischiare tutto e fare la specialistica nel Regno Unito. Appena arrivato a Dundee, noto la differenza. La concezione che ha la gente è totalmente diversa. La prima persona a cui ho detto cosa studio, mi ha risposto con un “wow”. Okay, forse ho beccato un appassionato? No. Tutte le persone che ho incontrato, inclusi gli adulti e gli anziani, sapevano di cosa stavo parlando. Sapevano che non è “essere bambini”, ma che si tratta in realtá di simulazioni in tempo reale, di trame accattivanti, di business ecc. Non per niente è il settore di intrattenimento col profitto più alto al mondo — si, più alto dell’ industria cinematografica. Qui si organizzano conferenze quasi ogni 2 settimane e non sto neanche parlando di Londra, Los Angeles o Tokio, ma della piccola Dundee.

 

Tralasciando il settore videoludico, il Regno Unito, in particolare la Scozia, è pieno di persone disponibili, gentili e divertenti. In generale, viaggiare è una esperienza che ti cambia. Conoscere nuove culture, nuove persone e nuovie usanze, ci arricchisce in modo smisurato. Senza neanche rendersene conto, chi viaggia è più aperto, non giudica a priori, è riflessivo, si adatta facilmente. Anche soltanto un erasmus, può cambiare la vita. Conoscere gli altri, aiuta a conoscere se stessi (questa frase è troppo bella per essere mia, penso che qualcuno l’abbia detta, in tal caso, la penso come lui/lei). Magari il nostro cambiamento può servire a migliorare anche il Paese in cui viviamo. È un po’ come uno scambio di idee, a livello mondiale.

Tornando alla Scozia, è veramente un bel posto in cui vivere. Un bel posto si, ma non come l’Italia. Secondo me l’Italia dovrebbe svegliarsi, ringiovanire e innovarsi. Il settore universitario funziona benissimo a mio avviso, infatti abbiamo tante università di altissimo livello. Purtroppo però, le cose non funzionano, il lavoro manca, la gente continua ad andare all’estero. La mia esperienza mi porta a riflettere sul mio caro Paese: mi manca il buon cibo, la cura nei dettagli, il sole, la lingua, la famiglia. Ripensandoci è un bel Paese. L’unico vero problema dell’Italia, forse,  sono gli Italiani.

Andrea Tucci

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